Deeble NF

Recensione film: L'ultimo dominatore dell'aria 13 Novembre 2014, 14:00

Facepalm... Facepalm dall'inizio alla fine... 

TITOLO ORIGINALE: The Last Airbender 
PAESE: USA
ANNO: 2010
DURATA: 103 min.
GENERE: Fantasy, avventura
REGIA: M. Night Shyamalan
SCENEGGIATURA: M. Night Shyamalan
INTERPRETI: Noah Ringer, Nicola Peltz, Jackson Rathbone, Dev Patel, Aasif Mandvi, Shaun Taub, Cliff Curtis, Seychelle Gabriel
 
TRAMA: In un mondo in cui i quattro elementi – acqua, terra, fuoco e aria – possono essere controllati da persone note come i “dominatori”, da anni si protrae una guerra fra la temibile e dispotica Nazione del Fuoco e le altre tre regioni. Solo l'Avatar, ovvero colui che ha il potere di controllare tutti e quattro gli elementi, può porre fine allo scontro. Ma l'Avatar sembra essere sparito nel nulla, almeno fino a quando, cento anni dopo la sua scomparsa, due fratelli della Nazione dell'Acqua non liberano da un iceberg un misterioso ragazzino di nome Aang... 
 
RECENSIONE BREVE: 


RECENSIONE LUNGA: Sul serio? Devo davvero dilungarmi su questo film? Ok, datemi una sola buona ragione per...
 Ah, già. È vero.
 Adoro lamentarmi.
 D'accordo, come forse avrete intuito dall'immagine qui sopra in questo film ci sono un paio di cose che non funzionano. 
 La prima è il regista, Shyamalan. Perché? Seriamente, sarò pignolo io, ma non vedo il nesso fra lo stile di Shyamalan e Avatar – La leggenda di Aang
 Il secondo... be', il secondo è il film stesso a non funzionare. L'intero-dannatissimo-film. (A parte alcuni dettagli carini, non fosse che tutto il resto li avviluppa senza speranza).
 Che Avatar – La leggenda di Aang sia un successo è noto pressoché a chiunque (e per buone ragioni, dico io: ottime animazioni, personaggi complessi e memorabili e l'accessibilità al pubblico di tutte le età) e che cotanto seguito di fan potesse far gola agli studios hollywoodiani è perfettamente comprensibile... Quindi perché non lasciare il franchise nelle mani di uno dei registi peggiori in circolazione? Già sento il profumo di una nomination agli Oscar!
 Dunque, dove ho cominciato a capire che questo film stava cannando di brutto? Potrei dire dal cambiamento delle etnie dei vari popoli, oppure da quando Sokka trova l'impronta di una bestia e la descrive alla sorella senza però mostrarla anche allo spettatore (a tal riguardo ci tornerò più avanti)... Ma, per quanto mi riguarda, io direi la scena del primo dialogo fra Aang e Katara. Forse sarà la recitazione piatta come una sogliola dei due attori, forse l'assenza di una vera e propria interazione o magari entrambe le cose. Fatto sta che ho dovuto tornare indietro e rivedermi la scena dall'inizio perché non mi ero minimamente accorto di ciò che mi era passato davanti. È come se in quella manciata di secondi si fosse aperto un buco nero e avesse risucchiato con sé anche gli altri 103 minuti di film. Ha dello straordinario, 'sta cosa. 
 Parlando di recitazione, a parte Patel e Taub (Zuko e Iroh) che se non altro ci provano, nemmeno gli altri attori sono granché. Non al livello dei tre protagonisti, ma ancora non hanno superato la fase manichino-dei-supermercati. Nonché, oltre alla già citata modifica delle etnie (sul serio, come ha fatto la Nazione del Fuoco a passare da giapponese a indiana?), nessuno ha la buona volontà di pronunciare correttamente i nomi degli altri: Ang, Iro e Jhao (no, davvero, per Zhao non ci hanno nemmeno provato) per dire i principali. Saranno dettagli, ok, ma nel complesso generale sono la ciliegina sulla torta. 
 Ma, per la felicità dei fan e dell'intelligenza del pubblico, abbiamo anche altre modifiche di cui gioire! Badate, è ovvio che in una trasposizione filmica di un prodotto ci siano dei cambiamenti... Sempre che abbiano un senso, però.  Per esempio: 1) l'Avatar non può avere una famiglia. Perché? Nella serie, le precedenti incarnazioni dell'Avatar potevano sposarsi e fare figli senza che nessuno spirito gli rompesse le scatole... Nel film, invece, ecco che tirano fuori questa regola senza mai spiegarne il perché. Immagino serva per creare più conflitto nel personaggio di Aang; perché, ovviamente, avere la responsabilità di porre fine a tutte le guerre e sapere che il mondo intero ripone fiducia in te non crea in ALCUN modo conflitti interiori! 
 2) la prigione dei dominatori della terra. Ok. Stringete i denti, perché questo è pesante. Nella serie: poiché i suddetti dominatori possono controllare la terra, vengono rinchiusi in una prigione di metallo in mezzo al mare per impedirgli così di esercitare il loro potere; più che sensato. Nel film: in una conca di terra. 
 









 3) nel mondo degli spiriti c'è un solo spirito. Forse questo sarà il cambiamento meno grave fra tutti, però... Eddai! Nella serie hai una scimmia che fa meditazione e un coso millepiedoide che ruba i volti alla gente e ha la voce di Shen di Kung Fu Panda 2! E tu cosa mi tiri fuori? Un drago. Un singolo, pidocchioso drago. Che ladrata...
 4) PERCHÉ GLI ALLENAMENTI SONO COSÌ PIATTI?! Dove sono i vortici d'acqua, le spirali di fuoco e le piogge di massi? Nella serie, anche durante un allenamento, i dominatori fanno effettivamente muovere i loro elementi, li fanno volteggiare in aria, li plasmano e mostrano visivamente come diventino un tutt'uno con chi li controlla. Qui, invece fanno, ehm... aerobica e basta. Perché la versione originale non era abbastanza zen e mistica, giusto? 
 E quest'ultimo punto ci riporta ai combattimenti. Di norma, una scena d'azione dovrebbe dare prima spazio alla tensione emotiva con sequenze più lente e poi diventare frenetica durante lo scontro. Shyamalan, nella sua genialità, e grazie all'uso di carrellate infinite e coreografi della domenica, è riuscito a fare l'esatto opposto: ha accelerato la tensione emotiva e rallentato la battaglia. La coreografia non sarà neanche male, ma di sicuro ci si dovevano impegnare mooolto di più. Diavolo, a momenti si possono vedere i burattinai in calzamaglia nera che manovrano gli attori come marionette!
 E poi, di nuovo... DOVE SONO GLI EFFETTI SPECIALI, PERDIO?! Perché, Shyamalan, perché ti rifiuti così tanto di usarli? Hai 280 milioni di dollari di budget a disposizione, qualunque altro regista con un minimo di senno ti avrebbe spalancato le porte dell'inferno con un Gozer formato Uomo Marshmellow a cavallo del t-rex robotico dei Transformers! E tu invece mi fai diventare i dominatori della terra, per inciso uno dei popoli più forti e fieri del mondo, un gruppo di prime ballerine che ti lanciano contro un sassolino che persino mia nonna riuscirebbe a scagliare più lontano?! Io non... 
 Ok, meglio andare avanti. Ma prima facciamo un bel respiro profondo... Perché, credetemi, il peggio deve ancora arrivare. Esatto, avete capito bene. Il peggio non sta nei cambiamenti senza senso, nelle scene d'azione degne di uno spettacolo da scuola elementare o nel fatto che Ozai, il Signore del Fuoco, sia semplicemente ridicolo a vedersi... No, si tratta di uno delle ferite più gravi che si possano infliggere a una storia: non c'è emozione. 
 Ricordate quando all'inizio ho parlato della sequenza in cui Sokka trovava un'impronta e la descriveva alla sorella senza però averla mai mostrata al pubblico? Ecco, l'intero film è così. Non ti fanno vedere nulla. Tutto è raccontato o attraverso dialoghi più che innaturali oppure attraverso la voce narrante di Katara. I dilemmi di Aang? Raccontati. Il suo rapporto con il monaco Gyatso? Raccontati. Il passato di Zuko? Raccontato. La storia d'amore fra Sokka e Yue? Raccontata. 
 A parte un paio di flashback di pochi secondi, non ti mostra nulla, nemmeno la minima evoluzione psicologica. 
 E, come se non bastasse, non c'è interazione tra i personaggi. Giuro su Haruhi Suzumiya, nessuna. (Appena appena nel rapporto fra Zuko e suo zio, ma fa davvero la differenza?) Ricordate quando nella serie i protagonisti erano soliti scherzare, punzecchiarsi e affrontare i loro tormenti interiori grazie alla loro amicizia? Ovvero, quegli elementi che fanno di una storia una buona storia? Ecco, qui non ce n'è traccia. 
 “Che dobbiamo fare ora?”
 “Dobbiamo andare laggiù!”
 “Perché?”
 “Perché (esposizione a caso della trama)”
 Tutto il film è basato su questo tipo di dialoghi. I personaggi non parlano, espongono solo la trama, il più delle volte senza nemmeno dare segno di vero coinvolgimento emotivo. Aang, Katara e Sokka non sono altro che gusci vuoti senza personalità e lo stesso si può dire pure degli altri. E, credetemi, con del materiale psicologico come quello di Avatar – La leggenda di Aang ce ne vuole d'impegno per mandare tutto in malora. 
 Uff...
 Però, a voler essersi sinceri e a concedergli una MONTAGNA di credito, ci sono alcune cose buone. La colonna sonora, curata da James Newton Howard, è davvero ottima, anzi vi consiglio di andare ad ascoltarvela; l'ambientazione non è male e la regia, in alcune occasioni, riesce ad avere una certa... ehm, grazia e a tirare fuori scene d'effetto. 
 Ma il resto, d'altro canto... Eugh! Non solo è una pessima trasposizione cinematografica, ma è pure un pessimo film a sé stante!
 Altamente sconsigliato ai fan della serie e ai deboli di cuore... Ma se siete abbastanza forti e ci tenete a vedere quanto in basso possa precipitare una storia, allora provateci pure. 
 Ora, se volete scusarmi, devo concentrare il mio masochismo su qualche altro film del  cavolo...
 
VOTO FINALE:
Avatar-Disegno Recensione 3
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